venerdì 18 maggio 2012
Sardegna 24
DIALOGHI - Marcello Fois

Quando il web è come un muretto a secco

In Sardegna la parola Indipendentismo fa paura. Ciò potrebbe derivare dal fatto che quando non si è abitata abbastanza la parola madre cioè Indipendenza è difficilissimo avere un bel rapporto con la sua figlia declinata in “ismo”. Anche perché quella figlia, privata della sua sostanza, del suo supporto, del suo senso primo, suona patologica e non consequenziale. Chi frequenta i blog sardi può sperimentare su se stesso che cosa intendo quando parlo di orfanità della parola Indipendentismo. Dovrebbe essere innanzitutto un punto di vista, un credo politico,una convinzione antropologica e invece si trasforma in un atteggiamento rigido, in una condizione pregiudiziale, in una chiusura furente, in una battaglia che questi sedicenti indipendentisti stanno combattendo anche fra loro, l’un contro l’altro armati. La tendenza è quella di non riconoscere alcun ruolo e alcuna dignità all’interlocutore. Il caso più diffuso è quello di anonimi, la maggior parte dei bloggisti sono anonimi, che si rapportano su base etnica, considerandoti non una persona in quanto tale, ma in base ai quarti di sardità che puoi vantare. Alla base di questo pregiudizio alberga una concezione della purezza, vera o presunta, davvero preoccupante.

 

E una visione monomaniacale della Storia in cui la Sardegna è solo, e non anche, il frutto di un colonialismo cospirativo da parte di forze oscure che hanno come unico obiettivo quello di eliminare la sardità dall’universo. E’ esattamente questo atteggiamento che rende temibile qualunque ipotesi "indipendentista". Perché, se mai avesse una qualche fondatezza lo scenario cospiratorio plutocratico antisardo che viene continuamente disegnato nelle chat, risulta tuttavia più sostenibile di quello talebano che i modi, la rigidità furente, la palese frustrazione di quelle affermazioni fa intravedere nell’ipotesi di una Sardegna governata da orgogliosi “indipendentisti”. Quasi mai un intervento propositivo, solo sarcastico, demonizzante, apodittico. Spesso attacchi personali se non privatissimi, con affermazioni sghimbesce, e non replicabili, nei confronti del nemico di turno Visto dai vari deliranti siti e dagli interventi sui blog viene da chiedersi che fine hanno fatto le centinaia di Indipendentisti colti e attrezzati che pure ci sono? E perché non intervengono mai per correggere il delirio delle truppe cammellate?

 

Perché non si schierano pubblicamente contro quella massa di interventi che fanno pensare immediatamente ai pogrom e alle deportazioni, alla Lingua come potere sacerdotale, al passatismo usato a proprio comodo, a un mondo di nemici, di avversari che vanno eliminati (verbalmente tanto per iniziare). Costorononsono indipendenti quindi nemmeno indipendentisti, rappresentano un falso mito e un luogo comune della Sardegna che ci affligge da tempi immemorabili, quello del cecchino dietro al muretto a secco: non hanno mai nulla da proporre, nulla da discutere, nulla da mettere in dubbio, si aggirano per il Web, leggono e sparano, nessun dibattito, nessun argomento. E’ questo che, in prospettiva, mi spaventa parecchio: se questo è il modello di Sardo Resistente, indipendente, sono piuttosto fiero di essere costantemente insultato in nome del fatto che, per destino, sono semplicemente un sardo di fuori. Nella migliore delle ipotesi mi invitano a farmi i fatti miei a Bologna, nella peggiore sentenziano che non sono più sardo e che ho perso il diritto di parlare. Nel mio emisfero essere nati in Sardegna è meraviglioso, ma non basta: le persone continuano a interessarmi di più della loro etnìa.

 

La realtà è che tutti questi pasdaran, non hanno niente a che fare con l’indipendenza, né, tanto meno, con l’indipendentismo, che non germoglia certo se nutrito di intransigenza e dogmatismi. Non riconoscere il proprio interlocutore semplicemente perché non lo si ritiene degno etnicamente è un atto per me inconcepibile. Come è inconcepibile la violenza con cui ci si permette di ridimensionare e sbeffeggiare le competenze di persone che meriterebbero rispetto anche se avessero torto. Certo la visuale politica del complesso universo indipendentista, non è, al momento, limpidissima, tra bandiere regalate al Principe, partecipazione al fallimentare governo regionale attuale e deprimenti rotture all’interno di IRS. So anche benissimo che l’universo del PSd’Az attuale e quello rappresentato da IRS, e ProgreS, sono distantissimi nei fatti, ma assai meno nella testa dei buona parte degli altri sardi che, proprio negli spazi dove dovrebbero capire, fare distinzioni, discutere e scegliere, sono abbandonati in balìa degli stalker in vellutino. Questo è quanto desumodalWeb, ora si puòfarmela pagare dandomi dell’italiano, o dell’italiota, o dell’idiota.

Fate voi.

1 settembre 2011
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