venerdì 18 maggio 2012
Sardegna 24
EDITORIALE

Senza stancarci mai

Ieri Peppe D'Avanzo, un grande giornalista e un uomo onesto, se n'è andato via all'improvviso senza aver avuto risposta a tante delle domande che ha posto nella sua carriera.

 

Erano domande sempre precise. Quando studiava un servizio, Peppe, con la sua grafia ordinata, disegnava grafici che sembravano piani di guerra: connetteva fatti, verificava la coerenza interna delle ricostruzioni ufficiali. Senza pietà. Partiva da un presupposto e da un'idea. Quelli che Eugenio Scalfari ha trasmesso a generazioni di giornalisti: il presupposto è che una società civile si regge sul rispetto delle regole; l'idea è che la condivisione del presupposto crea l'ambiente dove il giornalismo può svolgere la sua funzione. Un ambiente di regole condivise.

 

Regole che, nel nostro Paese, coincidono con i principi fondamentali della Costituzione. A partire dal principio dell'eguaglianza davanti alla legge. Cioè davanti alle regole. Una società dove fornire la prova della violazione delle regole, la prova inconfutabile, documentale, determina sempre la sanzione.

 

In effetti per mol ti anni più o meno è stato così. Era difficilissimo acquisire la prova. Si sbatteva contro ostacoli, depistaggi, a volte minacce. Ma quando la acquisivi, avevi conseguito il risultato. Il politico ladro scoperto con le mani nel sacco non sosteneva la legittimità del furto; l'agente segreto colto in un' attività di depistaggio, non rivendiicava il diritto all'eversione.

 

Certo, l'uno e l'altro tentavano fino all'ultimo di nascondere il reato. Potevano commettere altri reati, anche gravissimi, per garantirsi l'impunità. Ma, una volta scoperti, ne traevano le conseguenze. Poi le cose sono cambiate. È stato messo il discussione il presupposto. Quelle dieci domande, riproposte quotidianamente su Repubblica, sancivano in modo formale questo passaggio. Raccontavano da sole il declino del nostro Paese. Non è un caso che di quell' idea di Peppe abbiano parlato i giornali di tutti il mondo. Le dieci domande raccontavano il declino della nostra etica pubblica e,contemporaneamente, lo contrastavano. Dicevano a un Paese senza memoria che non è consentito, in particolar modo a chi ha responsabilità istituzionali, eludere le regole.

 

E credere di poterlo fare non solo senza subire la sanzione ma, addirittura, senza sentire il dovere di una spiegazione. Anzi, cambiando continuamente il discorso. Perché questo è il nuovo costume: cambiare discorso. Addirittura, cambiare volto. Contando sulla potenza dei mezzi di propaganda, sulla viltà del mondo dell'informazione, sulla memoria corta del Paese. Così bisogna ripeterle sempre, senza stancarsi mai, le domande. Dieci, cento, mille domande. Senza stancarsi mai, senza lasciare scampo. Peppe D'Avanzo se n'è andato, le sue domande restano. Il silenzio è la confessione di chi non vuole, e non sa, rispondere.

 

31 luglio 2011
Diventa fan di Sardegna24 su facebook